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L’Autonomia è un lusso? Il costo proibitivo della libertà su quattro ruote

Se per una persona normodotata l’auto è un mezzo di trasporto, per una persona con disabilità motoria grave è l’unico ponte verso la cittadinanza attiva. Tuttavia, tra la tecnologia necessaria e la realtà economica, si scava un abisso che lo Stato e la Regione Lombardia sembrano ignorare.

La tecnologia che libera: Paravan e Bozio

Per chi non può utilizzare i comandi tradizionali, la soluzione risiede in sistemi di guida ad alta tecnologia come quelli sviluppati da Paravan o dalla svizzera Bozio. Parliamo di sistemi a joystick digitali che permettono di gestire sterzo, acceleratore e freno con minimi movimenti della mano o delle dita.

A questi si aggiungono i comandi ausiliari per la gestione di luci, tergicristalli e climatizzazione, oltre ai sistemi di sicurezza come le Docking Station come quelli della Dahl. Questi dispositivi non sono semplici accessori: sono componenti salvavita che permettono l’ancoraggio rapido e sicuro della carrozzina al pianale, trasformando l’auto in una postazione di guida sicura.

La trappola del pianale: una scelta obbligata e costosa

Uno dei nodi più critici riguarda la struttura stessa del veicolo. Una persona in carrozzina non può acquistare una macchina qualsiasi:

  • Modelli specifici: È necessario orientarsi su veicoli che permettano l’ingresso e la manovra interna, spesso già prodotti con il pianale ribassato.
  • Il costo del ribassamento: Se il modello scelto non nasce così, l’intervento di officine specializzate per abbassare il pianale aggiunge una voce di spesa enorme al preventivo finale.

Il conto finale: una barriera architettonica economica

I numeri parlano chiaro e sono spaventosi:

  • Un’auto nuova già predisposta con pianale ribassato e allestimento completo (joystick e docking station) parte da circa 120.000 euro.
  • Se il veicolo necessita di un intervento strutturale post-vendita per il ribassamento, la cifra può lievitare fino a 140.000 euro.

A fronte di queste cifre, i contributi previsti dallo Stato e dalla Regione Lombardia sono poco più che simbolici. Le agevolazioni IVA e le detrazioni IRPEF, pur utili, non scalfiscono minimamente l’entità di un investimento che equivale all’acquisto di un appartamento.

La riflessione: La povertà di una persona con disabilità non si misura solo sul reddito, ma sulla spesa “obbligata” che deve sostenere di tasca propria per esercitare i propri diritti fondamentali.

Conclusioni: La libertà non può essere un debito

Chiedere a una persona con disabilità di spendere 140.000 euro per andare al lavoro, dal medico o semplicemente per uscire di casa significa condannarla all’immobilità o al sovraindebitamento. Se la Regione e lo Stato non intervengono con finanziamenti che coprano la reale differenza di costo tra un’auto comune e una allestita, la “Vita Indipendente” rimarrà un concetto scritto sulla carta, ma inaccessibile nei fatti.

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