Regione Lombardia esclude ENIL Lombardia dal tavolo sulla legge per la Vita Indipendente

La nostra Regione, in forte e caparbio ritardo sulla riforma del Titolo V della Costituzione della Repubblica e sulla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ha promulgato la legge regionale 25/22 “Politiche di welfare sociale regionale per il riconoscimento del diritto alla vita indipendente e all’inclusione sociale di tutte le persone con disabilità”.

Gli amministratori della nostra Regione hanno deciso di non ascoltare, durante il percorso che ha portato alla formulazione degli articoli di legge, proprio il gruppo di persone che si occupa di questo tema, in quanto direttamente interessato, da prima che il Parlamento della Repubblica ne legiferasse (legge 162/98).

Quella legge nazionale è nata anche dalle pressioni e dagli sforzi di ENIL Italia, affiliata a ENIL Europa (movimento di cittadini con disabilità nato negli anni ‘80 e proveniente dai movimenti dello stesso tipo sorti in altre parti del mondo). Quando le competenze in materia di sanità e di servizi sociali sono state spostate dallo Stato alle Regioni (legge costituzionale n. 3/2001) anche la Vita Indipendente ha cambiato fonte di normativa.

La nostra Regione ha provveduto in tal senso, malamente, solo un anno fa.

In questi ultimi mesi si parla, finalmente, di decreti attuativi; e la nostra Regione insiste a dichiarare di non necessitare della nostra presenza agli incontri in cui si discute su come attuare la legge regionale.

Non tutti i motivi di questo diniego sono misteriosi infatti ENIL Lombardia:

  • ha criticato, dettagliando e motivando, fin dalla sua pubblicazione la Legge regionale;
  • non si è mai risparmiata dal proporre emendamenti anche durante l’iter procedurale che ha preceduto la pubblicazione.

La Regione ha preferito ascoltare pareri e consigli soltanto di Associazioni che si occupano di Vita Indipendente da molti meno anni, e in modo parziale. Questo trentennale atteggiamento della Regione, inoltre, continua a favorire solamente i fornitori di servizi non all’altezza (in quanto votati solo al business) dei bisogni di quelle persone che dovrebbero essere le loro principali beneficiarie.

Chiediamo agli attuali amministratori della nostra Regione di abbandonare la paura e di comportarsi come se la Vita Indipendente li riguardasse da vicino (le disabilità, anche le più gravi, possono aggredire chiunque: sia i nostri amici e parenti sia noi stessi) e, di conseguenza, come se le politiche che la riguardano siano un investimento per il futuro di tutte/i.

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    L’idea di Vita Indipendente ha radici storiche e culturali. Negli anni ’70, a Berkeley, California, un gruppo di studenti si ribellò alle modalità assistenziali dell’epoca, scegliendo assistenti personali e luoghi di abitazione che rispecchiassero le loro esigenze. Questo concetto si diffuse in Europa, in particolare in Svezia, dove si consolidò una formula per la vita indipendente. In Italia, negli anni ’90, si iniziò a parlare pubblicamente di questo tema grazie alle prime rivendicazioni di attivisti con disabilità toscani.

    Il diritto alla vita indipendente è un aspetto naturale e universale, che dovrebbe essere garantito a tutti. L’ENIL Italia (Europe) è stata fondata nel 1991 e continua a promuovere l’autodeterminazione e l’indipendenza delle persone con disabilità. È importante continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema e a lavorare per una società più inclusiva e consapevole.

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    Siamo perfettamente consapevoli che non tutte le persone sono in grado di scrivere un progetto, così come non tutte le persone con disabilità sono in grado di scrivere il loro progetto di vita. Tuttavia non vorremmo che chi è in grado di farlo venga privato di questa possibilità trovandosi obbligato/a a ricorrere a qualcuno che dovrebbe essere più “esperto” di lui/lei, diretto/a interessato/a a lavoro,, a esporre parti della propria vita che potrebbe e vorrebbe mantenere riservate. Si lasci quindi a un secondo momento la valutazione sulla completezza e sulla correttezza delle domande affinché a nessuna di esse venga impedito l’accesso a un servizio o a un contributo erogato da un ente locale.
    Un secondo equivoco può essere collegato al vocabolo “partecipato”. Esso, infatti, ricorda quello di “compartecipazione” alla spesa. Ribadiamo ancora una volta che per accedere a un progetto di vita indipendente l’utilizzo dell’ISEE è assolutamente da evitare essendo il diritto alla vita indipendente un diritto umano, così come ci ricorda l’articolo 3 della nostra Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.
    Per un altro verso, cioè quello dell’uguaglianza, imporre l’ISEE significa creare una discriminazione: quale altro cittadino senza disabilità partecipa alla spesa di portare il bicchiere o la forchetta alla bocca oppure di cambiare posizione nel letto o uscire di casa o rientrarci?

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