Onorevole Ministro,
il Decreto Legislativo 62/2024, validissimo per molti aspetti, ha due grosse pecche.
La prima è che prevede, anche se in casi che richiedono interventi di grande intensità, la possibilità di ricorrere all’istituzionalizzazione, possibilità che non è prevista né dalla convenzione Onu, né dalla riforma che il Decreto vorrebbe attuare.
Fintanto che il suo Ministero accoglierà nell’Osservatorio sulla disabilità, che presiede, associazioni che hanno nel loro statuto la possibilità di gestire strutture di questo tipo, sarà impossibile avviare un autentico processo di deistituzionalizzazione, perché queste associazioni (fondazioni, cooperative, agenzie eccetera) possono rappresentare solo i loro interessi, non la voce delle persone con disabilità.
La riforma introduce principi e formule per realizzarli ampiamente condivisi nel mondo della disabilità: il progetto di vita per concretizzare l’autodeterminazione, il budget di progetto…
Ma i dati dicono che la riforma è largamente inattuata: calo delle domande nelle province pilota; sensibile riduzione delle pratiche accolte, carenze d’organico negli uffici dell’Inps che dovrebbero occuparsi della valutazione multidimensionale; progetto di vita ancora enormemente inapplicato… Ministro, questo è il secondo grosso limite!
Attendiamo azioni concrete per rendere attuativo il decreto: un budget di progetto adeguato e disponibile per evitare l’istituzionalizzazione, ancora oggi le persone con disabilità continuano a sentirsi dire che non ci sono i soldi; la portabilità del progetto in qualunque regione, città o paese d’Italia; sanzioni per quei dirigenti che emanano regolamenti contrari all’attuazione del decreto, come quelli che impediscono l’interoperatività delle risorse; disposizioni rigorose e cogenti per adeguare i servizi a quanto previsto dalla riforma.
Attendiamo sue pubbliche dichiarazioni nel merito.